

64. Antisemitismo nazista e nazionalpatriottismo.

Da: G. L. Mosse, Le origini culturali del Terzo Reich, Il
Saggiatore, Milano, 1968.

L'antisemitismo era gi diffuso nella cultura tedesca, Hitler gli
fece assumere nuove dimensioni, utilizzandolo come potente ed
efficace strumento politico. Questo sostiene nel seguente passo lo
storico statunitense George Lachmann Mosse, nato in Germania da
famiglia israeliana, che chiarisce come Hitler arriv a sostenere
la necessit di eliminare la minaccia giudaica per promuovere la
rinascita nazionale,  e come tale idea venisse usata prima quale
cemento emozionale ed ideologico del partito nazionalsocialista,
e poi come mezzo per l'acquisizione del consenso presso un'ampia
fascia sociale, dal disoccupato, all'industriale e al banchiere.
Facendo convergere antimarxismo e anticapitalismo
nell'antisemitismo, Hitler trasform dunque la rivoluzione
tedesca in rivoluzione antigiudaica, assicurandosi una solida
base sociale per la conquista e il consolidamento del potere.


Se i rivoluzionari tedeschi dovettero cedere il campo a Hitler,
ci accadde non soltanto a causa di una loro deficienza, ma anche
perch Hitler non aveva pi bisogno, per realizzare l'alternativa
della terza via, di fondarsi su una base ristretta: alla fine
degli anni Venti, poteva ormai contare sull'appoggio non solo
delle masse, ma anche dell'alta finanza e della grossa borghesia.
E tuttavia, anche Hitler abbracci l'ideale della rivoluzione
tedesca, anch'egli persegu una terza via; ma ci che era stato
finora implicito in tutti i programmi dei socialisti tedeschi,
divenne esplicito, e con Hitler ognuno ebbe il suo contentino: la
rivoluzione che tanti tedeschi desideravano, tale per da non
turbare i rapporti sociali ed economici. Una rivoluzione
spirituale: e tutte le classi, senza angosce e tremori, potevano
appoggiarla. In effetti, in quanto accentuava le istanze
spirituali a scapito delle realt economiche e sociali, era questa
la rivoluzione ideale per coloro che avrebbero avuto tutto da
perdere con un movimento rivoluzionario di tipo tradizionale.
Hitler seppe cogliere l'occasione - tutta la storia del movimento
nazionalpatriottico non aveva forse mirato a questo? - e
sfruttarla a fondo; seppe trarne tutte le logiche conseguenze, in
quanto le impart un indirizzo concreto. [...] La rivoluzione
germanica divenne la rivoluzione antiebraica; l'entusiasmo delle
masse, infiammato da pi di mezzo secolo di agitazione
nazionalpatriottica e che, se non sfogato, avrebbe potuto
diventare esplosivo e pericoloso per i suoi stessi promotori, fu
distolto dalla concreta problematica sociale ed economica e
indirizzato verso l'antisemitismo. Si fece in modo che fosse
l'ebreo a sopportarne il peso, e Hitler rese cos effettivo quello
che pure era stato uno dei principi del movimento
nazionalpatriottico.
E' questa la ragione del successo di Hitler: la sua capacit di
trasformare le aspirazioni rivoluzionarie e le lagnanze di un
vasto settore della popolazione in rivoluzione antiebraica. Ad
assurgere a incarnazione del nemico, non fu il grosso capitalista,
non fu l'operatore economico, bens il giudeo. Con la sua abile,
ingegnosa distinzione tra capitalismo ebraico e capitalismo
tedesco, Hitler salv la struttura capitalistica della Germania da
sicura rovina, anzi la rafforz. In pari tempo, gli Ebrei furono
liquidati come forza economica, lasciando ad altri i loro
capitali, gli inventari, le ricchezze. Cos, gli Ebrei fecero
distogliere l'attenzione dai veri motivi della crisi tedesca: il
cattivo funzionamento della struttura capitalistica germanica, la
guerra perduta, le frustrazioni del diciannovesimo secolo. Ci non
equivale affatto a dire che l'antisemitismo di Hitler fosse
semplicemente un espediente opportunistico per la conquista e il
mantenimento del potere; al contrario, fu proprio perch si
trattava di una fede sinceramente nutrita, il cui dinamismo era
sufficiente a trascinare la nazione, che Hitler pot guidare il
proprio partito alla vittoria.
La rivoluzione tedesca era quell'idealismo delle azioni che i
teorici del Volk [studiosi fautori di un ritorno alle tradizioni
originarie del popolo tedesco, che cos avrebbe potuto acquistare
la purezza e la forza necessarie per imporsi sugli altri popoli]
sempre avevano propugnato. Innegabilmente, anche in altre nazioni
si agitavano idee affini. [...] Ma soltanto in Germania
l'ideologia nazionalpatriottica era riuscita a fornire uno
specifico contenuto al misticismo in questione, mettendo cos
Hitler in grado di dare evidenza drammatica e un'impronta
personale alla propria rivoluzione. Lo slogan gli Ebrei sono la
nostra disgrazia riassumeva l'intera ideologia di cui ci siamo
occupati, e l'importanza cruciale che in essa aveva l'ebreo
prepar la strada all'avvento di Hitler. [...].
La rivoluzione di Hitler non si proponeva affatto la distruzione
dei legami tradizionali, esattamente come non contemplava il
rovesciamento della struttura economica capitalistica.
Nel 1934, i nazisti avevano ormai eliminato gli elementi
estremisti in seno al movimento nazionalpatriottico e nelle loro
proprie file. Tutto ci che suonava come offesa all'etica
borghese, era stato spazzato dall'ambito del partito: si era
soffocata la licenziosit sessuale di certi raggruppamenti
nazionalpatriottici e dei primi nazionalsocialisti; il nudismo
introdotto dal Movimento giovanile, che aveva raggiunto una certa
popolarit quale riaffermazione di naturalit e genuinit,
offendeva la sensibilit borghese, e Gring [Hermann Gring, uno
dei massimi esponenti dell'apparato politico e militare nazista],
poco dopo la conquista nazista del potere, in Prussia, lo fece
bandire. Allo stesso modo, i Bnde [le associazioni], contro i cui
principi dell'Eros e dell'attrazione maschile Hitler si era
scagliato gi all'inizio della sua carriera nelle file del Partito
nazionalsocialista, furono sciolti, e si pu ben dire che, sia dal
punto di vista del nazionalpatriottismo, sia da quello di un
nazionalsocialismo radicale, il partito di Hitler avesse adeguato
l'ideologia neogermanica ai metri di misura borghesi.
A partire dal momento in cui l'ebreo venne designato quale nemico
del partito e del Volk, la borghesia pot dirsi salva da una
rivoluzione sociale ed economica, e di fatto anzi fu attivamente
cointeressata alla trasformazione della nazione. Il borghese
poteva sentirsi orgoglioso di far sue le parole di Hitler che, nel
1933, aveva esaltato la massima rivoluzione razziale germanica
nella storia del mondo. Era infatti la borghesia che Hitler
esortava a dar prova di maggior coraggio, a trascendere le proprie
limitazioni, a partecipare alla lotta contro la plutocrazia
giudaica e il comunismo ebraico. La rivoluzione era antiborghese,
in quanto diretta contro l'ebreo; ed era anticomunista, in quanto
aveva come mete del suo attacco sia gli Ebrei sia i marxisti
tedeschi, da essa gettati nello stesso calderone della
cospirazione giudaico-marxista. Nella sua lotta contro il
comunismo, essa aveva il sostegno della classe media con i suoi
odi e le sue paure; in pari tempo, il suo antiborghesismo era
tale da introdurre un doppio metro di misura, da operare cio una
distinzione tra borghesia indigena e borghesia ebraica.
A illustrare tale duplicit, grazie alla quale la classe media
divenne la realizzatrice della rivoluzione, baster un unico
esempio: Rudolf Hss [ufficiale delle SS], comandante del campo di
concentramento di Auschwitz, fu indubbiamente il maggiore
assassino di massa che la storia conosca; eppure dalla sua
autobiografia si ricava l'immagine di un'esistenza borghese
perfettamente normale, anzi terra terra. Nelle stesse pagine in
cui riconosce di essere un carnefice professionista, Hss fornisce
la descrizione di una vita familiare come tante altre, parla del
suo amore per i bambini e gli animali. In un passo di questo suo
testo, i detenuti ebrei vanno alla morte in una bella giornata di
primavera, tra i meli in fiore; ed ecco Hss abbandonarsi alle
emozioni, non di piet per i condannati, ma per la sorte della
propria famiglia. Ed era questo appunto il nocciolo: la
rivoluzione era stata deviata contro gli Ebrei, e quindi poteva
servire a proteggere e potenziare i valori borghesi. Lo stesso
duplice metro di misura che agiva in Hss era anche operante, sia
pure in maniera assai meno evidente, nella borghesia in generale,
la quale, fedele al principio dell'inviolabilit della propriet
privata quando attentare a questa sarebbe andato a scapito dei
suoi stessi interessi, con altrettanto rigore ignorava tale norma
allorch si trattava degli Ebrei. Gli incendi dolosi erano puniti
dalla legge, ma se a essere data alle fiamme era una sinagoga,
nessuno perseguitava i colpevoli, quando questi non venivano
addirittura encomiati. Cos i nazionalsocialisti attuarono la loro
promessa di por fine al dominio della borghesia: solo per per
quanto attiene agli Ebrei!.
Alla fine, Hitler ebbe la sua rivoluzione tedesca. Gi molto tempo
prima, nel 1920, egli aveva specificato che specie di rivoluzione
questa doveva essere: non politica (il 1918 aveva comprovato che
cosa ci poteva significare per la Germania), non economica
(Hitler aveva sott'occhio il terribile esempio della Russia),
bens una rivoluzione di atteggiamenti e sentimenti (Revolution
der Gesinnung). In tal modo l'ebreo assurse a perno
dell'ideologia, esattamente come lo era stato per la maggioranza
dei precedenti ideologi del Volk; e bench certi obiettivi nazisti
possano essere stati inconciliabili con quelli propugnati da
individui e gruppi in seno al movimento nazionalpatriottico, le
componenti dell'antisemitismo di marca vlkisch [nazional-
popolare] erano in grandissima parte una componente fondamentale
del programma nazionalsocialista. In effetti, molti di coloro i
quali avevano aspirato a mete di pura impronta
nazionalpatriottica, videro nel nazionalsocialismo lo strumento
pi adatto per il loro raggiungimento, e accadde cos che molti
membri del Movimento giovanile dei Bnde abbandonassero il
precedente atteggiamento di opposizione e ostilit, per marciare
fianco a fianco con le camicie brune seguaci di Hitler, il quale,
agli occhi di costoro, alla stregua dei loro metri di misura
nazionalpatriottici, non era uno straniero n un innovatore, bens
un adeguatore, un plasmatore, uno che conferiva alle correnti
dottrine vlkisch nuova forza, nuova enfasi e nuovo dinamismo,
sufficienti per a trascinare l'intero movimento
nazionalpatriottico nella scia del Partito nazista. La rivoluzione
di Hitler dunque trov larghi settori della popolazione tedesca
pronti ad accoglierne il messaggio; e, per quanto tale messaggio
possa sembrarci bizzarro, pi che altro degno di studio da parte
di psicologi, non era questa l'idea che le folle adoranti si
facevano del loro Fhrer, n  in questa luce che oggi gli storici
devono indagare sul nazionalsocialismo.
